Nel villaggio di Anna, il cane più grande e più anziano era Babo. Con il pelo marrone scuro, camminava un po’ lentamente, ma i suoi occhi raccontavano tutta la sua vita. Babo aveva vissuto con la famiglia per più di dodici anni. Aveva visto l’infanzia e l’adolescenza dei bambini di casa, la neve degli inverni e il caldo delle estati, le gioie e i silenziosi dolori della casa.
Un giorno Babo non uscì nel cortile come al solito. Di solito, al mattino, scodinzolava con il suo particolare “ciao”, ma quel giorno giaceva disteso, con la testa sulle zampe. Il padrone, nonno Lazar, guardò nei suoi occhi e capì: il cane era stanco.

Nonno Lazar si sedette accanto a Babo, posò le mani sulla sua testa e disse con voce molto dolce:
— Babo caro, ci lascerai proprio ora…?
Il cane alzò gli occhi, con un ultimo bagliore dentro di sé, e sembrò rispondere come un uomo:
«Non vi lascio, nonno… sto solo completando il mio viaggio».
I bambini di casa si radunarono intorno a lui. Uno portò la sua palla di gioco preferita, un altro il vecchio collare-fazzoletto del cane, che Babo indossava sempre nelle feste. Già la sera, il cane sollevò a fatica la testa, leccò una volta la mano di nonno Lazar e respirò lentamente.
Per Babo fu posto un piccolo segno di pietra nell’angolo del giardino. Ma la cosa più sorprendente fu che la mattina dopo tutti notarono qualcosa di incredibile. Davanti alla porta di casa di nonno Lazar, proprio nel punto dove il cane sedeva ogni giorno aspettando il ritorno della famiglia, c’erano piccole impronte… sulla terra umida, leggere ma profonde, come se fossero stati gli ultimi passi di Babo.
I bambini dissero che forse era il gioco del vento. Ma nonno Lazar sorrise semplicemente e disse:
— Non ci ha lasciati… voleva solo tornare a casa un’ultima volta.







